Consenso informato e centri estetici: come tutelare la professionalità
Gestire un centro estetico oggi non è più "solo" una questione di estetica. Tra tecnologie all'avanguardia e trattamenti sempre più avanzati, la linea tra estetica e medicina può sembrare sottile.
Come proteggere il tuo lavoro e la sicurezza dei tuoi clienti?
In questo post, facciamo chiarezza sugli obblighi informativi e su come un consenso informato ben scritto possa fare la differenza per il tuo business.
Il quadro normativo
L'estetista non è un medico e la sua attività ha finalità estetiche, non terapeutiche (Legge 1/1990).
Per questo, l'estetista non è soggetta direttamente alla Legge 219/2017. Tuttavia, non è esente dall’obbligo di informare.
Anzi, la Corte di Cassazione è stata chiara: se un trattamento richiede di escludere patologie, il professionista del centro estetico non può fare l'anamnesi. Cosa puoi fare allora?
Devi raccogliere un’autocertificazione firmata dal cliente. Se emergono dubbi o patologie, il tuo compito è fermarti e far richiedere al cliente il parere di un medico.
Questo non è un limite, ma la prova della tua estrema professionalità.
Perché il consenso informato è il tuo miglior alleato?
Con macchinari sempre più sofisticati e trattamenti sempre più sofisticati, il consenso scritto diventa la tua assicurazione, non deve essere visto come "altra burocrazia".
Attenzione a non confondere il consenso con uno scudo protettivo contro la negligenza.
Il consenso informato, anche una volta firmato dal cliente, non è un esonero dalla responsabilità del professionista.
In caso di contestazioni, il documento serve a dimostrare che l'estetista ha agito con perizia.
Non può essere un modulo generico, deve rispettare alcune "regole".
Includere i dettagli di rischi, di complicanze specifiche per quel trattamento specifico a cui quella persona specifica sta per sottoporsi.
Deve fornire istruzioni specifiche di come deve prepararsi la persona che andrà a fare il trattamento e le attenzioni che dovrà prestare dopo per evitare complicanze.
Serve inoltre una prova di comprensione, la persona che vuole sottoporsi al trattamento è consapevole, ha capito davvero che cosa sta accettando?
Il caso del trucco semipermanente: Prendiamo l'esempio della dermopigmentazione. È un trattamento non immediatamente reversibile che usa pigmenti a base metallica possono interferire con una futura risonanza magnetica. Informare la clientela di questo dettaglio (DM 206/2015) ti eleva da esecutore di un trattamento a professionista esperto e affidabile.
Abbiamo fatto un focus approfondito sulla dermopigmentazione estetica Vs. medicale..png?width=1200&height=1500&name=_2026_LinkedIn%20_infografica%20estetiste%20blog%20(1).png)
Cosa non deve mancare nella modulistica del tuo centro estetico
Un modulo generico non basta. Per ogni procedura (laser, pressoterapia, dermopigmentazione) dovresti avere un documento specifico che indichi:
- Tecnica e macchinari: cosa userai e dove.
- Effetti collaterali: dal semplice gonfiore all'iperpigmentazione.
- Controindicazioni: farmaci fotosensibilizzanti, gravidanze, interventi recenti.
- Verifica della comprensione: del trattamento proposto, dei rischi e delle controindicazioni.
- Diritto di revoca: il cliente deve sapere che può fermarsi in ogni momento.
- Firma e data: fondamentali per la validità legale.
Consenso al trattamento dati e consenso informato: facciamo ordine
Attenzione a non fare confusione: il consenso al trattamento dei dati (GDPR) serve a gestire i dati personali e i dati sensibili (salute), mentre il consenso informato estetico serve a spiegare il trattamento.
Il nostro consiglio: non usare una modulistica unica, tienili separati. È una buona prassi che trasmette ordine e rispetto per le normative europee.
E qui nasce un altro problema pratico che affligge i centri estetici: la gestione cartacea.
Fogli volanti, moduli stampati non aggiornati, archivi disordinati, firme illeggibili o dimenticate. La carta non solo ti fa perdere ore di tempo prezioso, ma ti espone a enormi rischi.
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